Comunicato stampa – 25 luglio 2020

Predazioni da lupo in Ticino: situazione giunta al limite della sopportabilità

Il 23 luglio 2020 è stata un’altra data nefasta per la pastorizia in Ticino. Per la prima volta, nello stesso giorno, sono stati emessi agli allevatori due SMS d’avviso per predazioni da lupo avvenuti nel giorno precedente: uno nella regione della Capriasca per l’uccisione di tre capre (probabilmente da parte di lupi del branco della Morobbia) e l’altro nella zona della Greina (uccisione di 10 ovini e ferimento grave di due agnelli verosimilmente da parte di un lupo proveniente dai Grigioni, senza contare che una quindicina di animali sono tuttora dispersi).
Il 24 luglio ecco il comunicato dell’Ufficio caccia e pesca del Canton Grigioni in cui si informa che è accertata la presenza di un nuovo branco, con la relativa cucciolata, nella Surselva (dove già si contano una trentina di lupi) tra Sedrun, Disentis e Medel. Una notizia che non fa che aggravare una situazione già grave e di grande apprensione per tutti gli allevatori di bestiame.
Quando poi si constata che in Ticino, da inizio anno, sono già avvenuti almeno una dozzina di attacchi che hanno coinvolto dieci aziende agricole sparse in tutto il Cantone e che gli SMS per avvistamenti di lupi, anche diurni, sono estremamente frequenti, c’è da pensare al peggio: il numero di lupi stanziali o di passaggio devono essere ben più numerosi di quanto rilevato dalle statistiche ufficiali.
Di conseguenza le predazioni purtroppo non potranno che aumentare! Che fare?
Il senso di scoramento tra gli allevatori è alto e aumenta di giorno in giorno.
Finora sembrava che il rischio di un attacco al proprio gregge fosse sopportabile. Ora non è più così.
Anche tra i funzionari statali chiamati a intervenire, la sensazione è che la situazione stia sfuggendo di mano come in altri cantoni svizzeri, in particolare nel Canton Grigioni e nel Canton Vallese. Come in altre nazioni confinanti.
Quante saranno in autunno le aziende, soprattutto di ovini, che smetteranno a causa dei predatori?
Quanti saranno gli alpeggi che saranno caricati per l’ultima volta nell’estate 2020?
In Ticino pochi si accorgeranno di questi fatti a parte gli allevatori colpiti nonché coloro che vivono nei paesi dove le aziende chiudono e pochi altri.
Per moltissimi Ticinesi sarà un fenomeno insignificante, trascurabile, che  non percepiranno nemmeno.
Poi fra una dozzina di anni qualche studio accerterà che negli anni 2020 – 2030 in Ticino il numero di aziende di bestiame minuto si è ridotto da alcune centinaia a poche decine, che parecchi animali domestici vivono costantemente rinchiusi in recinti e stalle, che l’ambiente antropizzato nelle valli si è gravemente degradato, che la biodiversità è diminuita, che i prodotti tipici sono introvabili, che si è sbagliato a proteggere il lupo in modo assoluto in tutta Europa. Scelta fatta nel 1979 con la firma della Convenzione di Berna e sempre, inspiegabilmente, confermata. Come reagire ?
Da parte nostra esterniamo la massima solidarietà nei confronti degli allevatori colpiti e di tutti coloro che sono a rischio e osiamo raccomandare agli allevatori che sono dubbiosi sul da farsi, di non mollare: molti Ticinesi apprezzano i nostri prodotti e il lavoro che facciamo. Nel contempo manteniamo il dialogo con  le autorità politiche e con i funzionari competenti per esortarli, ancora una volta, a ricercare le soluzioni più efficaci.
A tutti coloro che il 27 settembre si recheranno alle urne raccomandiamo di accettare la nuova legge sulla caccia. Non potrà fermare l’espansione del lupo, ma sarebbe un bel segnale sia per le autorità federali e cantonali sia per tutto il settore primario. Se vincerà il no, sarà la mazzata finale. E non ci riprenderemo più. Il tempo del buonismo e delle mezze verità è finito. Siamo ad una svolta e chi dice il contrario, con le solite false teorie, mente spudoratamente a sè stesso e alla comunità.

Per l’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, sezione Ticino

Il presidente: Armando Donati, tel. 079 412 32 17, e-mail: armando.donati@bluewin.ch
Il vicepresidente: Sandro Rusconi, tel. 079 375 68 76, e-mail: sandro.rusconi@gmx.ch
Il segretario: Sem Genini, tel. 091 851 90 90. e-mail: sem.genini@agriticino.ch

O si cambia marcia o si chiude baracca

contributo di Armando Donati e Sandro Rusconi, Agricoltore Ticinese 5 giugno 2020

Dal ritorno del lupo in Ticino, vent’anni or sono, parecchi allevatori si sono confrontati con le predazioni e l’ansia, mentre le autorità si sono limitate a verificare la fattibilità della convivenza.
L’ATsenzaGP sta allestendo un documento che illustri la realtà in cui operiamo, che ricordi i numerosi studi finanziati dall’ente pubblico nonché le misure di protezione proposte (scarsamente efficaci), fino a giungere a una conclusione ineluttabile: o si cambia marcia o si chiude baracca.
Non è possibile riassumere in una pagina tutti i contenuti del documento. Ci limitiamo ai titoli dei vari capitoli e a qualche spunto.

Il territorio ticinese e il suo sfruttamento

La frazione della superficie cantonale situata oltre  i  500  metri  di  quota  è  dell’83%. Nonostante le difficoltà morfologiche, nei secoli passati questo vasto territorio montano è stato intensivamente trasformato dalle attività umane.
Negli ultimi decenni l’attività pastorizia è diminuita in modo importante, ma rappresenta ancora una possibilità di vita per diverse famiglie. È pure apprezzata da un numero crescente di fruitori esterni: da chi pratica escursioni, a chi apprezza i prodotti fabbricati sugli alpi, a chi ricerca ambienti ricchi di biodiversità, paesaggi rurali o esempi  genuini di adattamento dell’Uomo a condizioni ambientali estreme.
Purtroppo sono rimasti in pochi coloro che si occupano di mantenere e curare questi spazi antropizzati: alpigiani che caricano monti e alpeggi; allevatori di ovini custoditi e non; gestori delle capanne alpine; proprietari di rustici, qualche selvicoltore.

Espansione del lupo

Nei primi quindici anni della ricomparsa si censivano solo pochi lupi erranti. Dal 2015 si è formata anche in Ticino una coppia stabile con la relativa cucciolata annua (Val Morobbia). Nel 2017 i lupi stanziali in Ticino erano stimati a 11 (stima prudenziale poiché non c’è un monitoraggio sistematico).
La situazione si sta aggravando. Da inizio anno si sono contati ben 20 avvistamenti di lupi o predazioni accertate in Ticino e Mesolcina. Una densità mai verificata negli anni passati. Questo accumulo è certamente riconducibile all’aumento esponenziale di branchi nelle regioni confinanti.

Conflitti con la pastorizia e soluzioni testate finora

Se nel primo decennio i capi predati non raggiungevano la decina, in seguito ci sono stati anni molto più problematici (fino alla cinquantina degli anni 2015 e 2019). Impossibile riassumere le riunioni, i gruppi di lavoro, i dibattiti, i convegni, i comunicati, le interviste realizzate in questi 20 anni. Tutti portavano a un’unica conclusione: l’espansione del lupo crea problemi insuperabili alla nostra pastorizia di montagna.
Parecchie anche le ricerche e gli studi promossi e finanziati dagli enti pubblici. Anche questi con un’analoga conclusione: la maggior parte delle greggi al pascolo non sono proteggibili e, dato il territorio, non è possibile agire diversamente.
Si sono diligentemente sperimentate sul campo le seguenti misure di protezione passiva proposte (e in parte finanziate) ottenendo risultati insoddisfacenti:

A Il montaggio di recinzioni elettrificate. L’esperienza pratica ha confermato che ciò è possibile per poche aziende di fondovalle e per nessun alpeggio. Da aggiungere che le esperienze pluriennali hanno dimostrato che una recinzione elettrificata normale non proteggein modo efficace dal lupo.

B L’uso di cani da protezione. Anche in questo caso, le esperienze condotte finora hanno attestato che questa misura può essere applicata in pochissimi casi e comporta il superamento di numerosi problemi e una mancata proporzionalità per le greggi di dimensioni ridotte.

C La chiusura notturna delle greggi in stalla o in recinti a prova di lupo. Misura efficace, fin che il lupo caccia di notte, ma con grossi limiti. Sugli alpeggi è raramente applicabile per il magro rapporto benefici/costi (onere lavorativo supplementare, diminuzione della qualità di vita degli animali, propagazione di malattie infettive e minor produttività).

Conclusioni

Per vent’anni si è cercato di limitare i danni sperando nella buona sorte. È ora di cambiare strategia: invece di continuare soltanto a tutelare quelle poche greggi proteggibili è giunto il momento di agire sul lupo cercando con tutti i modi possibili di tenerlo lontano dalle greggi e dagli abitati, di inselvatichirlo, di renderlo veramente timoroso  nei confronti dell’uomo. La Francia dispone già di una legislazione in merito e molti esempi concreti (tiri di inselvatichimento, di difesa, di contenimento). È ora di passare a misure attive! In caso contrario le Autorità federali e cantonali dovrebbero dichiarare ufficialmente che intendono abbandonare al loro destino tutte le greggi non proteggibili (e i rispettivi allevatori)!

Caccia: una legge che riguarda tutti

di Franco Celio* da Rivista 3 Valli, Marzo 2020

Il prossimo 17 maggio (27 settembre 2020, ndr) si voterà anche per approvare o meno la nuova Legge federale sulla caccia, che non è solo ‘per i cacciatori’: ogni disposizione legale deve infatti regolare le cose nell’interesse generale, tenendo presenti le esigenze di tutti gli interessati. Quella sulla caccia, dunque, non puòessere né unicamente a favore dei cacciatori, né esclusivamente a favore degli animalisti a oltranza. Il suo scopo è invece quello di mantenere un certo equilibrio fra i diversi interessati. Occorre ad esempio considerare che se una determinata specie si sviluppa a dismisura, ciò è dannoso per la specie medesima, poiché favorisce la diffusione di animali deboli, portatori di malattie, con grave danno per i loro simili. Il motivo per cui si parla ora di legge sulla caccia, sta nel fatto che le Camere federali hanno recentemente deciso una modifica di quella vigente da oltre quarant’anni, per tener conto dei cambiamenti sempre più accentuati intervenuti specie negli ultimi due decenni, in seguito al ‘ritorno’ dei grandi predatori (lupi, linci, sciacalli dorati ecc.). La revisione contempla pure varie misure a protezione dei selvatici (corridoi faunistici sovraregionali, miglior regolazione delle specie che causano conflitti, ecc.). La nuova legge è insomma pensata sia per gli animali e la natura, sia per l’uomo.

Responsabilizza maggiormente i cacciatori a comportamenti etici e prudenti, e cerca di diffondere una maggior sostenibilità nell’attività venatoria. Rafforza pure la biodiversità con misure destinate a proteggere animali, vegetali e ambiente dai danni causati dalle specie che sono in espansione eccessiva.

Contro la revisione della Legge diverse organizzazioni ecologiste (Pro Natura, Wwf, BirdLife ecc.) si sono però scatenate, sostenendo che con la nuova revisione, specie protette potrebbero essere abbattute preventivamente anche senza aver causato danni. Esse hanno perciò promosso un referendum sul quale si voterà appunto il 17 maggio (27 settembre 2020, ndr), in parallelo con la votazione sull’iniziativa contro la libera circolazione. Forse questo accostamento non è del tutto innocente. Molti temono infatti che la martellante propaganda per il no all’iniziativa trascini anche un no alla legge.

Naturalmente gli ambienti vicini all’agricoltura e chi vorrebbe un territorio vivibile anche per l’uomo non credono alle affermazioni dei protezionisti. Fanno anzi notare che i permessi di abbattimento, specie nel nostro Cantone, vengono concessi molto avaramente perfino nei casi in cui il numero di capi sbranati superi di molto quanto stabilito dalla legge vigente.

A favore della nuova legge si è costituito un Comitato nazionale co-presieduto da quattro consiglieri nazionali provenienti da orizzonti politici diversi. È pure sostenuto da numerose organizzazioni (Unione svizzera dei contadini, Sab, Acqua nostra, Associazione per la protezione della selvaggina e degli animali d’allevamento dai grandi carnivori, ecc.). Il Ticino è rappresentato da Sandro Rusconi, già responsabile dell’Ufficio culturale cantonale. Il Comitato ticinese è promosso dall’Unione contadini ticinesi e dell’Associazione Territorio senza grandi predatori. Vi hanno inoltre aderito varie persone singole e associazioni preoccupate che la presenza sempre più numerosa e aggressiva del lupo (specie sugli alpi caricati con bestiame minuto) possa dare un ulteriore colpo allo spopolamento delle valli, anche perché i predatori hanno sempre meno timore dell’uomo, il che potrebbe ad- dirittura far sì che prima o poi ci scappi anche qualche vittima umana. Anche i ‘cani da protezione’, che le autorità vorrebbero diffondere ovunque, ufficialmente ‘per proteggere le greggi’, non sono certo i più raccomandabili da incontrare…

Naturalmente i referendisti sghignazzano di queste preoccupazioni, definendole esagerate, e dicono perciò che non bisognerebbe dar loro nessun peso…

*Membro del Comitato ticinese a favore della legge